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Le 10 caratteristiche indispensabili della Leadership, descritte da Velasco

Servizio: Business coaching

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Una delle tante cose che mi ha impressionato al Leadership Day dello scorso 17 febbraio è il modo, tanto semplice quanto efficace, che ha usato Julio Velasco per spiegare la leadership e le sue caratteristiche indispensabili.

Secondo Velasco la leadership è molto diversa a seconda che sia esercitata da un coach sportivo, da un dirigente, da un manager aziendale o da un educatore: in una parola è situazionale.

Un esercizio che ci ha fatto fare (anch’esso semplice ma efficace nello stimolare in noi una riflessione profonda) è stato quello di pensare a quali erano secondo noi le caratteristiche più importati di un leader, pensando a tale ruolo da diversi punti di vista (vestendo cioè i panni del leader, dell’allievo, del giocatore, del collaboratore, etc…).

Ogni cosa va guardata da più punti di vista. Tutto è relativo.

Le caratteristiche della leadership sono tante: saper ascoltare, avere le idee chiare, avere obiettivi… Dal punto di vista di Velasco, le 10 più importanti sono:

  1. L’autenticità. La prima cosa da tenere in considerazione!
    Chi non è autentico difficilmente verrà rispettato.
    Se vuoi essere un leader, devi essere te stesso, senza imitare un altro che ha una personalità completamente diversa dalla tua. Il risultato sarebbe poco convincente.
  2. La competenza. Un conto è avere informazioni, un conto è sapere.
    Il semplice fatto di avere informazioni diventa sapere quando elaboriamo dentro di noi delle nozioni e le traduciamo in un insieme coerente.
    È in voga l’idea un po’ semplicistica che chi agisce come una squadra vince, ma se ci pensiamo: anche quelli che perdono fanno parte di una squadra! E ciò vale anche in azienda.
    A tal proposito credo sia molto indicativa la citazione: “La cultura è quello che rimane quando hai dimenticato tutto”
  3. Una direzione chiara. A volte dimentichiamo la cosa più importante: vogliamo essere leader per andare dove? Bisogna avere un obiettivo preciso e condividerlo con gli altri.
    Definire l’obiettivo è difficile perché:
    – se è troppo facile, non mette in moto le risorse migliori di una persona;
    – se è troppo difficile, la demotiva.
    Per raggiungere l’obiettivo finale è utile stabilire obiettivi parziali e raggiungibili in grado di aumentare la motivazione. Se raggiungiamo piccoli obiettivi, iniziamo a credere che possiamo farcela.
  4. La fiducia. nessuno può guidare gli altri verso la vittoria senza essere ottimista.
    Essere ottimista non significa pensare che tutto vada bene, ma avere fiducia nel fatto che è possibile cambiare.
    Ma che cosa è possibile cambiare? I giocatori “scarsi” non diventeranno come quelli molto bravi, ma possono migliorare e sviluppare il loro potenziale (il tutto con le dovute proporzioni). La fiducia del proprio leader li spinge a lavorare sodo e a migliorare.
    Ognuno è il primo avversario di sé stesso. Se ciascuno nella squadra corregge anche solo un errore, tutta la squadra fa un salto di qualità.
  5. La giustizia. Un leader deve preoccuparsi molto di essere giusto.
    Nessuno odia un capo perché è esigente, lo odia perché è ingiusto.
    A un capo non basta essere giusto secondo i propri criteri, deve esserlo in base a criteri condivisi. Quando adotta criteri diversi per un giocatore perché ha delle caratteristiche particolari, deve esplicitarlo.
    L’equità in questo senso agisce da vero e proprio collante all’interno di un team!
  6. Un metodo consapevole. Se non abbiamo un metodo e pretendiamo di applicare agli altri il nostro modo di fare, è molto probabile che finiremo per considerare facili per gli altri le cose che in realtà lo sono per noi.
    Il metodo non può quindi dipendere dalle caratteristiche individuali del leader ma deve essere abbastanza elastico per poter essere trasferibile anche ad altre persone con stili e caratteristiche diverse.
  7. Un sistema di gestione. Una squadra deve avere un sistema di gioco e di allenamento, un sistema di regole simile a quello del traffico.
    Chi non le rispetta può avere un vantaggio nell’immediato, ma alla lunga può generare caos. Un sistema è necessario anche se non può prevedere tutte le variabili che possono intervenire.
    È pensato per affrontare situazioni standard che si ripetono molte volte, in modo da ridurre l’impegno energetico della nostra mente. Come il metodo, anche il sistema deve essere abbastanza flessibile.
    “Là dove non arriva il sistema, arriva la creatività”.
  8. La determinazione. Essere determinati non significa avere sempre tutto chiaro, ma agire come se lo fosse. Norberto Bobbio disse:
    Noi filosofi possiamo permetterci di finire un libro con un dubbio. Un politico, con un dubbio, non lo può nemmeno iniziare”.
    Il politico, come il leader, deve essere un uomo d’azione, deve sempre infondere sicurezza. Se sbaglia (errare è umano), può solo sperare che nessuno se ne accorga!
  9. La capacità di continuare ad apprendere. Spesso perdiamo la capacità di imparare perché non sopportiamo gli errori e ci dedichiamo unicamente a ciò che sappiamo fare meglio (cioè stiamo prevalentemente nella nostra “performance zone” ).
    La capacità di apprendere qualcosa di nuovo è fondamentale può portare indubbi vantaggi ad un leader: gli permette, tra le altre cose, di sviluppare l’abilità di guardare le cose assumendo diverse prospettive.
    Dobbiamo aggiungere, però, che cambiare è faticoso, doloroso e difficile.
    Bisogna pertanto imparare ad accettare gli errori, dare feedback in grado di orientare e programmare il cambiamento nel modo più dolce possibile, avendo sempre rispetto di chi ha difficoltà.
  10. La creatività. Serve a dare soluzioni a problemi che non hanno risposta nel sistema generale.
    Se un leader stimola la creatività negli altri è positivo, ma deve essere funzionale a risolvere un problema concreto che non ha risposta nel sistema.


Amedeo Campagna

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